di Emanuele Crociani
Alle ore 20 e 30 in basilica di Sant’Eustorgio si è aperta la SPUC a Milano. È solo il primo di una ricca serie di appuntamenti, frutto di una rodata collaborazione ormai decennale. Ed in effetti la liturgia di apertura si è svolta senza intoppi all’insegna dell’unità nella diversità. I celebranti erano un protestante, il luterano Klaus Fucks, un ortodosso, il rumeno Padre Traian Valdman, attuale presidente del Consiglio delle Chiese di Milano, un cattolico, Padre Adam Kieltyk. Il sermone è stato tenuto da un ospite d’eccezione, il presidente UCEBI Sandro Spanu. Egli ha ricordato di quando il padre era stato pastore nella città meneghina, e di quanto fosse bello per lui essere per questa occasione a Milano. I testi della liturgia sono stati predisposti dalla comunità di Bose, una comunità monacale ecumenica piemontese.

Il tema portante del “credere in Cristo” è stato da Bose sapientemente sviluppato col “giornale in mano”, cercando di rendere attuale la sapienza antica dei Padri della Chiesa e del Credo di Nicea. L’esperimento è riuscito: la fede in Cristo coglie nel segno in ogni tempo perché è una sfida che i credenti raccolgono nelle catacombe antiche così come nei grattacieli moderni.
Scenograficamente il Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano ha scelto una basilica antica, essenziale e spoglia, in stile romanico, in omaggio ai Padri della Chiesa; il tema del credere è stato visivamente mostrato in modo da avvolgere i presenti: entrati nella chiesa buia, ogni volta che veniva ripetuta la frase “io credo” si accendeva una luce. Infine, sono state accese dai celebranti e dalle persone in preghiera anche delle candele, una per ciascun fedele.

La comunità battista ha voluto dare il benvenuto al Presidente Spanu recandosi in gran numero in chiesa, determinando il successo numerico della apertura di questa SPUC. Anche le altre chiese hanno partecipato attivamente: la numerosità dei lettori di differenti confessioni, i due cori (il coro Lux lucis e il coro ortodosso russo) e i tre concelebranti, hanno creato una liturgia in cui le diversità delle tradizioni cristiane si sono mescolate tra loro. Il dono della glossolalia sembrava esser disceso sui cantori, che lodavano il Signore alternativamente in canti di lingua russa, latina, italiana, francese. Aleggiava dunque in chiesa una austera allegria, una sobrietà solenne, una ricca essenzialità, una cacofonica armonia. La fede in Cristo ha fatto il miracolo di tenere unito tutto ciò che altrimenti si sarebbe disgregato. Questo è il messaggio più luminoso lanciato da questa SPUC.
