di Gabriele Arosio (chiesa battista di Bollate)
È quello insediato dal presidente Trump al momento del suo ingresso in carica come presidente degli Stati Uniti. Ha sede a Washington e si occupa della diffusione del vangelo secondo Trump. Lo dirige Paula White, fondatrice di una setta para cristiana, telepredicatrice e da tempo consigliera spirituale dell’attuale presidente americano.
Trump in campagna elettorale ha spesso accennato a temi religiosi in modo manipolatorio. Parlando della tragedia di Washington del 29 gennaio, dove un elicottero militare si è scontrato con un aereo provocando 67 vittime, ha usato prima toni da omelia: «Come nazione cerchiamo conforto nel sapere che il loro viaggio non è finito nelle fredde acque del Potomac, ma nel caldo abbraccio di un Dio amorevole». Poi da tribuno: «Proteggeremo i cristiani nelle scuole, nell’esercito, nel governo, nei luoghi di lavoro, negli ospedali e nelle pubbliche piazze». Infine, da crociato: «Faremo del nostro Paese un’unica nazione sotto Dio. È tempo di riportare la religione nel Paese».
Paula White predica che Dio premia con la ricchezza chi ha fede, un messaggio che per molti suona come una condanna dei poveri (quelli che Gesù proclama beati assicurando che Mammona è l’idolo alternativo a Dio). Nei suoi sermoni ha avvertito i fedeli: “Sostenete la nostra congregazione o Dio ucciderà i vostri sogni”, arrivando a chiedere fino a 1.000 dollari per assicurarsi la salvezza (una sorta di pervertimento radicale della lotta alle indulgenze patrimonio spirituale originale della Riforma protestante). Il suo rapporto con Trump è di vecchia data: il 6 gennaio 2021, prima dell’assalto al Congresso, arringava la folla parlando di “santa audacia” e invitando i presenti a “battere ogni avversario nel nome di Gesù”. Ora, investita del suo nuovo ruolo, alza il tiro: “Ho l’autorità per dichiarare la Casa Bianca luogo santo. È la mia presenza che la santifica”.
E qui la faccenda si fa assai più seria.
Certo c’è in gioco il destino della predicazione della buona notizia che fa capo al fallimento di un messia che muore in croce e che così rende evidente che la strada della salvezza non passa dalla ricerca del potere, del successo, del benessere e tanto meno viene certificata dall’accumulo di denaro. Semmai è il perdere, il donare e l’offrire che rendono vera e significativa la vita del maestro e di tutti i suoi discepoli di ogni tempo.
Però c’è anche un versante inquietante della questione: la scelta deliberata di supportare ideologicamente i programmi politici di Trump. Una scelta del tutto ricambiata dal presidente americano.
Questo abbraccio segna un incremento del matrimonio trono/altare fin ora inedito della storia? La domanda va posta e va cercata e trovata una risposta.
Non vale in questa situazione neppure il paragone di quanto accade in Russia tra la chiesa ortodossa guidata dal patriarca Kirill che ha benedetto l’invasione imperialista russa dell’Ucraina.
Qui si prende il vangelo e lo si sottomette ad un’ideologia perché fornisca giustificazioni ai programmi di un politico dal gradissimo potere come quello americano.
Non ci sono crociate da invocare e neppure anatemi da pronunciare da parte delle chiese evangeliche o cristiane nei confronti di Paula White.
Ma un giudizio ciascuno deve farselo e scegliere da che parte stare, quale Gesù predicare.
