FESTA ACEBLOM 2 GIUGNO 2005
Emanuele Crociani (chiesa battista di Milano via Pinamonte)
La festa ACEBLOM si è svolta quest’anno nei locali della chiesa coreana di Settimo Milanese, una grande chiesa costruita in stile moderno, con saloni ampi e ottima strumentazione tecnica audiovisiva. Siamo molto grati alla Chiesa coreana per un supporto così significativo nel darci ospitalità in un luogo così ampio e attrezzato.
Abbiamo iniziato l’incontro leggendo la vicenda di Paolo e Sila che in prigione pregavano e cantavano a voce alta lodando Dio. Come ci ha spiegato Ivano De Gasperis, in quell’episodio gli altri detenuti rimanevano colpiti dalla loro fede, una fede che è rimasta coerente in seguito al tentativo di suicidio del carceriere, salvato da Paolo. Questa Parola ci invita ad essere costanti nella lode e radicali nella solidarietà verso chi è in difficoltà, anche quando queste lode e solidarietà sarebbero contrarie alla logica del mondo.
Per approfondire la dimensione della lode durante l’incontro ci sono stati molti momenti di canto, sia in plenaria sia suddivisi in gruppi, secondo le fasce di età. Il gruppo di lode per i bambini, a cui hanno partecipato monitori e monitrici, ha inventato un nuovo inno per i piccoli; i giovani guidati dalle sorelle Pizzulli hanno imparato un inno di lode di una cantante cristiana emergente nigeriana; gli adulti hanno partecipato al laboratorio per la liturgia tenuto da Carlo Lella. Ci siamo tutti esercitati dunque nel canto, con stili e modalità differenti, imparando dai nostri “maestri” del ministero musicale. Alcune chiese hanno voluto esibirsi nella lode con il loro proprio approccio culturale: la Corea e l’ Africa. Abbiamo avuto modo di sentire che non c’è un solo modo di lodare Dio, ma ci sono stili differenti, che variano a seconda di popoli e culture.
La giornata si è conclusa con un breve culto, incentrato sul commento, a cura di Ivano De Gasperis, del Padre Nostro, preghiera dove la dimensione diversificata e plurale del “noi” prevale sull’egoismo e sulla monotonia dell’io. Questa preghiera è insomma la chiave di violino del cristianesimo, che con polifonia di voci (le nostre!) abbatte ogni muro ed ogni prigione innalzandosi a Dio.
