Nella chiesa metodista si è tenuto uno speciale laboratorio per i giovani, contro ogni discriminazione
di Emanuele Crociani (chiesa battista di Milano via Pinamonte)
Il 9 Novembre si è tenuto a Milano presso i locali della chiesa metodista un pomeriggio dedicato alle discriminazioni, tenuto da Serena Tiburtini, segretaria esecutiva della regione europea della W.S.C.F., sigla che indica la federazione mondiale del movimento degli studenti cristiani (World Student Christian Federation). Questa federazione di movimenti cristiani, di cui la FGEI è associata, è ecumenica ed è impegnata a promuovere inclusione, giustizia sociale e dialogo.
L’incontro è stato un laboratorio dal nome “Workshop Mission Diversity”, progetto rivolto alle Chiese per mobilitare l’intera società contro le discriminazioni formando giovani. In esso spazio ampio si è dato all’interazione tra i partecipanti, giovani dai 18 ai 35 anni di età. Durante i dialoghi con i giovani Serena Tiburtini ha spiegato in modo approfondito i meccanismi alla base delle discriminazioni, spesso operate a danno delle donne o delle minoranze e amplificate dalla classe sociale o dal censo. Molto ampia è stata la condivisione di esperienze durante il dialogo e durante le attività di gruppo.
Partecipanti erano una decina di giovani, in maggioranza appartenenti alla chiesa metodista, a cui si sono aggiunti due giovani della chiesa battista. Molto significativo il fatto che tutte le persone partecipanti appartenevano a una “diversità”, ed erano quasi tutti ragazzi o ragazze di origine straniera (seppur cresciuti in Italia). Questo ha contribuito a tenere alta l’attenzione sulle conseguenze pratiche delle discriminazioni. Ad esempio, quando durante il laboratorio è stato chiesto di descrivere un episodio di discriminazione, ciò che è emerso è che le discriminazioni, piccole o grandi, sono ancora presenti nella nostra società e che feriscono le persone, con pregiudizi dovuti spesso a razzismo e xenofobia. Anche nelle chiese purtroppo vi sono alcuni episodi di discriminazione, soprattutto riguardo l’orientamento sessuale.
È stato sottolineato che questi incontri non servono a fare confronti tra chiese, per decidere quale sia la “migliore” o la “peggiore” in termini di inclusione, ma servono ad imparare a riconoscere e prevenire le discriminazioni, sia nelle chiese sia nella società.
La cosa più importante, dunque, è che nelle nostre chiese ci saranno delle persone capaci di affrontare il tema delle diversità, tema ineludibile nelle chiese metodiste e battiste, dove l’immigrazione massiccia ha portato nuove speranze ed energie, ma anche inevitabili problemi interculturali. L’incontro è stato considerato molto bello e proficuo da parte non solo dei partecipanti, ma anche di Serena Tiburtini e della pastora Sophie Langeneck, così è stata avanzata l’ipotesi di organizzarne un altro durante la primavera, per approfondire le questioni emerse e raggiungere anche altri giovani
